Apprendare AI
- Ricerca
- Conoscenza
- Biblioteca
- IA Tools
- Traduzione
Collegamenti con il simbolo,
, andare alle pagine in inglese.
Intervista a Louis Rosenfeld e Peter Morville di Scott Hill
Originale di Scott Hill: Interview with Louis Rosenfeld and Peter Morville
01/01/2000
Traduzione di:
BARBARA WIEL MARIN
Agosto 2010
Premiato come migliore libro di informatica nel 1998, stesso anno in cui fu pubblicato per la prima volta, Architettura dellʼInformazione per il World Wide Web è diventato un classico nel proprio campo e un punto di riferimento per gli sviluppatori web in genere. LʼArchitettura dellʼInformazione è un valido aiuto per la comprensione della materia: organizzazione, labeling, navigazione, ricerca delle informazioni. Il libro colloca lʼarchitettura dellʼinformazione nel più ampio contesto dello sviluppo web, dalla ricerca al design concettuale e alla produzione; e fornisce consigli pratici per fare fronte al processo. Scott Hill ha intervistato Louis Rosenfeld e Peter Morville, pionieri della materia.
Il settore dellʼArchitettura dellʼInformazione
Hill:
Per coloro che non sono pratici dellʼargomento, come definirebbe lʼarchitettura dellʼinformazione?
Rosenfeld:
Lʼarchitettura dellʼinformazione coinvolge la progettazione dei sistemi di organizzazione, labeling, navigazione e ricerca, per aiutare le persone a trovare e gestire al meglio le informazioni.
I sistemi di organizzazione sono i diversi modi di raggruppare i contenuti. I sistemi di labeling sono in sostanza come quei gruppi vengono chiamati. I sistemi di navigazione, così come le barre di navigazione e le mappe dei siti, vi aiutano a navigare e a esplorare i contenuti. I sistemi di ricerca vi aiutano a formulare le domande cui sono associabili documenti importanti
Per ognuno di questi sistemi cʼè da dire molto di più di quanto potrebbe sembrare. Se non fosse così, gli utenti farebbero meno fatica a trovare le informazioni che cercano allʼinterno dei siti web (e sarebbe più semplice mantenere tali siti, per giunta).
Hill:
Quali sono i maggiori problemi degli utenti che lʼarchitettura dellʼinformazione affronta?
Morville:
Nella maggior parte dei grandi siti web e intranet di oggi, gli utenti faticano a trovare le informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni e rispondere a domande. Ne consegue un forte stato di frustrazione.
Si tratta anche di un problema economico per i produttori di siti web. In un recente studio sui principali siti web di e-commerce, Creative Good - società di consulenza e ricerca per il web - ha scoperto che il 39% delle operazioni dʼacquisto non è andata a buon fine a causa degli elementi di navigazione poco curati. Ciò suggerisce una perdita di 6 bilioni di dollari nelle vendite online durante le vacanze nel 1999.
Hill:
Perché è così difficile reperire le informazioni nel web e perché i motori di ricerca non sono di maggiore aiuto?
Rosenfeld:
È un caso emblematico di come il web ha reso ancora più complicato qualcosa che già di suo lo era. Gli scienziati dellʼinformazione stavano studiando la performance dei sistemi di informazione molto prima che Tim Berners-Lee anche solo pensasse al web. [nde: Tim Berners-Lee ha inventato lʼHypertext Transfer Protocol o http.] Era risaputo che gli utenti avessero grosse difficoltà nel trovare le informazioni di cui avevano bisogno nei database dei CD-ROM, nei cataloghi delle biblioteche e in altri sistemi di archiviazione delle informazioni online.
Una ragione di tale confusione è la difficoltà nellʼesprimere a parole i nostri bisogni di informazioni, molto meno il trasformare tali parole in un linguaggio di ricerca interpretabile da parte di un software (p.es., un motore di ricerca). Unʼaltra ragione è dovuta alla difficoltà di indicizzare le idee e i concetti presenti in un testo (p.es., ciò che cerchiamo) in modo comprensibile da parte del software (e quindi ritrovabile). Di conseguenza, quando facciamo una ricerca, di fatto chiediamo a un semplice software di fare qualcosa di già difficile per noi.
Questi vecchi sistemi di informazione online erano piuttosto mirati, sicuramente più piccoli, più omogenei nei contenuti e nel formato, senza considerare il fatto che si rivolgevano a un pubblico più specifico. Dʼaltro canto il web ha molti più contenuti, copre tutte le materie dello scibile umano, usa più formati ed è utilizzato da qualsivoglia audience. Questa eterogeneità rende più complessa lʼindicizzazione e la ricerca delle informazioni. Poiché pochi sono gli assunti che possono essere fatti relativamente agli utenti web e al contenuto che cercano, per un motore di ricerca il web è questione assai complessa. Ciò che è complicato, lo diventa ancora di più.
Hill:
Lʼinformazione e la biblioteconomia sono il vostro background professionale. Come avete iniziato a occuparvi di siti web?
Morville:
Nel 1994, prima che il web sconvolgesse il mondo, tenevamo alcuni tra i primi corsi (accademici e commerciali) sul tema di internet. Entrambi eravamo convinti che internet sarebbe divenuto un mezzo di comunicazione importante e che i bibliotecari avrebbero avuto molto da offrire a questo nuovo ambiente informativo in rete.
Abbiamo aiutato i primi adepti a capire e usare strumenti allʼavanguardia per i tempi quali lʼFTP, Gopher, Archie, Veronica e WAIS. Abbiamo anche progettato una prima serie di siti Gopher. A posteriori, le stesse limitazioni di Gopher (testo organizzato in modo puramente gerarchico) sono state un bene e un male. Ci hanno obbligati (insieme a tutti gli altri) a concentrare i nostri sforzi sul raggruppamento e sul labeling. È stata quindi la volta di Mosaic e tutti sono stati distratti dal graphic design e dalla tecnologia.
Una volta mossi i primi passi nel business dei siti web full-solution, ci siamo resi conto di volere tornare alle nostre radici e di volere sfruttare le nostre competenze nel campo della biblioteconomia. Non avevamo tuttavia un nome per questa nostra specializzazione e non sapevamo se questo tipo di servizi avrebbe avuto un mercato.
Hill:
Il concetto di architettura dellʼinformazione deriva quindi dal settore degli studi dellʼinformazione?
Morville:
È difficile collocare in modo preciso lʼorigine del concetto di architettura dellʼinformazione, poiché le persone se ne sono occupate in una forma piuttosto che in unʼaltra per secoli. La struttura e lʼorganizzazione di libri, piantine, biblioteche, musei e città sono tutte il risultato, in un certo senso, di un processo di architettura dellʼinformazione.
Rosenfeld:
Le persone si sono occupate di architettura dellʼinformazione sin dai tempi in cui le tavolette di argilla venivano incise. Tutti i sistemi di informazione hanno una loro architettura, progettata o meno. I libri, per esempio, hanno una paginazione sequenziale e numerata, vengono letti dallʼalto verso il basso e da sinistra verso destra, usano titoli di pagina, tavole dei contenuti e indici a fine volume. Queste sono tutte convenzioni architettoniche date per scontate; sono tuttavia passati decenni dalla rivoluzione di Gutenberg prima che venissero accettate.
I siti web, invece, presentano in genere unʼinformazione non organizzata e casuale. In fondo non ci sono convenzioni, cosa che non stupisce considerando il mezzo di comunicazione. Con tutti questi sistemi di informazione, qualcuno ha avuto il ruolo di architetto dellʼinformazione, più o meno consciamente. Lʼarchitettura dellʼinformazione quindi non è nulla di nuovo.
Morville:
La recente esplosione nel numero e nella dimensione di ambienti informativi in rete e digitali ha creato il bisogno e unʼopportunità per le persone che si specializzano in questo settore.
Hill:
Il termine architettura dellʼinformazione esisteva già quando avete iniziato?
Rosenfeld:
Sì. Richard Saul Wurman ha coniato il termine circa trenta anni fa; da allora, altri (inclusi noi) hanno dato diverse definizioni del termine; alcune sono molto simili, altre no.
Morville:
Abbiamo iniziato a usare la metafora della costruzione architettonica per spiegare lʼArchitettura dellʼInformazione nel 1994. Nel 1995 abbiamo iniziato a occuparci della rubrica "Web Architect" del magazine Web Review. Quindi, nel 1996, Information Architects – il libro di Richard Saul Wurman – ha catturato la nostra attenzione. Da principio, eravamo eccitati per il fatto che lʼarchitettura dellʼinformazione stesse diventando di moda. Una volta letto il libro, però, ci siamo resi conto che la sua definizione di architettura dellʼinformazione non corrispondeva alla nostra. Richard Saul Wurman si focalizzava sulla presentazione e sul layout dellʼinformazione in una pagina bi-dimensionale. Noi eravamo focalizzati sulla struttura e sullʼorganizzazione dei siti nel loro insieme.
Secondo il nostro punto di vista, Wurman parlava veramente dellʼequivalente digitale dellʼinterior design o dellʼinformation design, non propriamente di architettura dellʼinformazione. Naturalmente non tutti erano dʼaccordo. Ancora oggi cʼè un sano e acceso dibattito circa la definizione di architettura dellʼinformazione. Tali dibattiti bene dimostrano lʼambiguità della lingua, così come le implicazioni politiche ed emotive di un progetto di architettura dellʼinformazione.
Visitate il sito web web.oreilly.com per avere una lista completa dei libri di programmazione web, design e amministrazione della OʼReilly.
Hill:
Come si è sviluppato il settore dalla pubblicazione del vostro libro nel 1998?
Rosenfeld:
Se i post "Architetto dellʼInformazione" sul sito di ricerca lavoro Monster possono essere indicativi di qualcosa, il settore è letteralmente esploso. Non ci sorprende: grazie a tecnologie economiche e semplici da usare come il web, le persone possono creare informazione molto più velocemente di quanto potrebbero anche solo immaginare di organizzarla. Probabilmente è corretto dire che ci sarà sempre una domanda di architetti dellʼinformazione superiore allʼofferta.
Per quanto concerne lʼessenza stessa dellʼarchitettura dellʼinformazione, abbiamo imparato molto da quando abbiamo scritto il grosso del libro tra la fine del 1996 e lʼinizio del 1997. Quanto fatto allʼepoca, e quanto detto nel nostro libro, è ciò che oggi chiamiamo architettura dellʼinformazione "top-down". Lʼarchitettura dellʼinformazione top-down si occupa di creare una struttura e una navigazione di massimo livello, così da organizzare grosse quantità di contenuti, quali possono essere quelli di interi siti web.
Lʼaltro settore di competenza dellʼarchitettura dellʼinformazione, così come potete immaginare, è quello dellʼarchitettura dellʼinformazione "bottom-up". Tale approccio si preoccupa di come potere organizzare i contenuti di un sito a un maggiore livello di granularità: non a livello di siti web interi, bensì dei singoli documenti o, se si vuole andare oltre, a livello dei nodi di contenuto, di cui si occupano linguaggi di mark-up come lʼXML.
Un altro modo di considerare tale distinzione è quello secondo cui lʼarchitettura top-down si occupa di trovare le domande giuste da porre (p.es., quali sono le categorie principali che definiscono una tassonomia?), mentre lʼarchitettura bottom-up pensa a come strutturare le risposte (p.es., come strutturare e classificare le attuali parti di contenuto). Di fatto, tutte le architetture dellʼinformazione integrano gli approcci top-down e bottom-up a un certo livello.
Sono poche le persone ad avere scritto qualcosa di dettagliato su come organizzare, linkare e classificare gli "atomi" di informazione secondo lʼapproccio bottom-up. Ciò è sorprendente, poiché molte delle nostre consulenze di oggi fanno riferimento proprio a quellʼambito. È altrettanto sorprendente quanti pochi architetti dellʼinformazione siano disposti a confrontarsi su questo aspetto della materia. Molti sembrano limitarsi allʼapproccio top-down. Ecco perché abbiamo iniziato a lavorare a una nuova edizione del nostro libro, che tratterà in modo estensivo lʼarchitettura dellʼinformazione bottom-up.
Hill:
Lʼarchitettura dellʼinformazione tocca più discipline.
Morville:
Sì, cerchiamo di integrare attivamente i concetti e le metodologie di altre discipline nel nostro approccio alla progettazione dellʼarchitettura dellʼinformazione. Questo è uno degli aspetti più importanti e soddisfacenti del nostro lavoro. A volte non cʼè un nesso evidente. Per esempio, abbiamo studiato il modo per usare al meglio lʼingegneria dellʼusabilità e i metodi di ricerca (p.es., interviste agli utenti, modello di affinità), sviluppatisi allʼinterno della disciplina dellʼinterazione uomo-computer (branca dellʼinformatica).
Dobbiamo imparare dagli utenti, così da progettare architetture dellʼinformazione di successo. Ci sono poi altre discipline che, diversamente da quanto si potrebbe pensare, hanno molto da insegnarci. Per esempio, dal mondo dellʼantropologia abbiamo recentemente preso i metodi di osservazione etnografica. Pochi anni fa non avrei scommesso sul fatto che un giorno antropologi e architetti dellʼinformazione avrebbero collaborato.
Rosenfeld:
Altri settori che hanno molto da offrire sono quelli delle technical communications, data modeling, psicologia cognitiva, graphic design e giornalismo.
Hill:
In unʼaltra intervista avete parlato dellʼimportanza del lavoro dei bibliotecari con riferimento al grande problema dellʼeccesso di informazioni. "In breve", avete detto, "non si tratta di biblioteche, ma di biblioteconomia". Il vostro libro ha avuto una qualche influenza sui settori della biblioteconomia e dellʼinformatica?
Rosenfeld:
Ci piace pensare che il nostro successo ha aiutato la biblioteconomia a guadagnarsi nuovi apprezzamenti al di fuori del settore stesso e a creare nuove possibilità di carriera per i bibliotecari.Sappiamo che alcuni programmi di biblioteconomia e informatica hanno iniziato ad avere bisogno di nuove figure di architetti dellʼinformazione. Esistono corsi di formazione dedicati. Più di tutto è gratificante sapere che incasseremo lʼusuale 3% dei salari di tutti i nuovi architetti dellʼinformazione.
Hill:
Cosa distingue il vostro libro da altri sullʼarchitettura dellʼinformazione?
Morville:
Il nostro libro è unico per due motivi. In primo luogo, tratta proprio lʼarchitettura dellʼinformazione e non lʼinformation design. Ci concentriamo sullʼarte e la scienza di strutturare e organizzare siti web e intranet, così che le persone possano trovare e gestire con successo le informazioni. In secondo luogo, si tratta di una guida pratica che spiega come fare il tutto. Esistono altri libri eccellenti sul mercato, che descrivono concetti e strategie generali con riferimento allʼarchitettura dellʼinformazione e al knowledge management; il nostro è tuttavia lʼunico a fornire dei blueprint che mostrano step dopo step come procedere con il lavoro.
Hill:
Il vostro libro è sottotitolato Progettare siti web complessi. Le idee centrali del vostro libro – almeno i temi relativi a organizzazione, navigazione, labeling se non la stessa ricerca – sono tuttavia utili anche ai fini dello sviluppo di siti web di piccole dimensioni. Senza considerare le ovvie differenze di scala e complessità, lo sviluppo di un sito web piccolo richiede un approccio allʼarchitettura dellʼinformazione qualitativamente diverso?
Rosenfeld:
La nostra esperienza è quella di architetti dellʼinformazione per siti web aziendali di grandi dimensioni; ci piace che sia la nostra stessa esperienza a parlare, ecco quindi spiegata la scelta del sottotitolo.
Ci siamo comunque resi conto che in molti hanno tratto vantaggio dal nostro libro, che fornisce ai lettori un glossario utile per parlare di questioni di architettura dellʼinformazione. Per quanto tutti siano sempre stati a conoscenza di questi temi, nessuno si era mai soffermato prima sulla terminologia più idonea da usare. Il libro fornisce altresì un canovaccio del processo da seguire per pianificare al meglio un lavoro. Ciò è prezioso, indipendentemente dalla complessità del sito web.
La dimensione di un sito web certamente influisce però sui dibattiti aventi per oggetto il ROI (Return on Investment). È molto più semplice giustificare il processo di architettura dellʼinformazione quando state lavorando a un sito web contenente 50000 documenti e con 10000 utenti, piuttosto che a un "sito vetrina". Tuttavia, la nostra esperienza ci insegna che i piccoli siti web possono crescere senza preavviso, è quindi fondamentale impostare sin dal principio il processo di architettura dellʼinformazione.
LʼArchitettura dellʼInformazione nella pratica
Hill:
Il vostro libro presenta principi e concetti che gli sviluppatori possono applicare a siti specifici; ma, come avete detto in altra occasione, "Non vi diciamo come progettare il sito; non cʼè un modo giusto per farlo". Come mai?
Rosenfeld:
Ogni architettura dellʼinformazione è diversa, ed è giusto che lo sia. Perché? Perché unʼarchitettura dellʼinformazione di successo lega insieme gli utenti e il contenuto, il tutto con in background quelli che sono gli obiettivi e le restrizioni dellʼorganizzazione che finanzia il progetto. E queste cose – gli utenti, il contenuto e il contesto organizzativo – sono tutte molto variabili a seconda della situazione. Va da sé che non esiste una "architettura dellʼinformazione corretta". Allo stesso modo non esiste un template da usare sempre e comunque in ogni occasione. Ecco perché tentiamo di insegnare ai nostri lettori come trovare la soluzione più adatta e congeniale.
Hill:
Quali pensate siano i maggiori ostacoli da affrontare affinché le persone arrivino ad apprezzare lʼarchitettura dellʼinformazione?
Morville:
Per la maggior parte delle persone lʼarchitettura dellʼinformazione è un qualcosa di invisibile e intangibile. Quando è fatta bene, nessuno la nota. Al contrario, quando è fatta male, gli utenti diventano frustrati, ma non capiscono bene il perché. Come una volta disse un nostro amico, lʼarchitettura dellʼinformazione è simile alla sindrome da stanchezza cronica. Spesso non capiamo cosa non funzioni o come risolvere il problema, così sopportiamo.
Hill:
Quali sono invece i maggiori ostacoli incontrati nel costruire un sito web con una solida architettura dellʼinformazione?
Rosenfeld:
Lʼostacolo più grande è la tentazione: è la natura umana che vuole che ci si tuffi e ci si occupi del progetto, dello scrivere e programmare. Sono aspetti divertenti del lavoro e, cosa importante, tangibili; le persone non si preoccupano di cose intangibili e poco attrattive quali la definizione di una strategia, lʼimpostazione di unʼarchitettura dellʼinformazione coerente, etc.
Naturalmente, il divertimento cala in fretta nel momento in cui le persone hanno a che fare con un sito web non usabile, impossibile da aggiornare e molto confusionario. Una cattiva esperienza di prima mano è importante per lʼarchitetto dellʼinformazione. Spiegazioni senza fine e avvertimenti non sono altrettanto utili. Ecco perché i nostri migliori clienti sono quelli già alla terza, quarta o successive generazione di siti web. In tali casi, non abbiamo bisogno di educarli in materia di architettura dellʼinformazione. No, arrivati a quel punto, li aiutiamo ad affrontare lʼaltro grande ostacolo: le politiche organizzative. [nde: trovate dei suggerimenti per fare fronte agli ostacoli di tipo politico alle pagine 132-139 del libro Architettura dellʼInformazione per il World Wide Web]
Hill:
Insistete sullʼimportanza che gli sviluppatori web siano consapevoli del valore di una progettazione centrata sullʼutente. Perché, invece, proprio tra gli sviluppatori web cʼè un disinteresse generale verso tale argomento?
Morville:
La verità è che oggi le persone si ritrovano spesso ad affrontare progetti di siti web e intranet al di là delle loro capacità. Mancano lʼesperienza nel management, così come una metodologia collaudata e affinata nel tempo, entrambe necessarie per assicurare un processo decisionale intelligente e informato, così come un iter di progetto. Le persone impostano delle tabelle di marcia poco realistiche e il primo a subirne le conseguenze è proprio lʼutente del sito web. Nel breve termine, è più veloce una progettazione basata sulle opinioni che non sui dati ottenuti da ricerche condotte sugli utenti.
Hill:
Dite che le persone confondono il web site design con il web page design. Potete spiegarci meglio cosa intendete?
Rosenfeld:
Consideriamo il web page design come un esempio di information design. È intrigante, di fatto comunque bidimensionale. Il web site design è multidimensionale, coinvolge le raccolte di pagine che possono essere assemblate e presentate in un numero infinito di modi. Più un sito web è complesso, più crescono le variabili e il volume di traffico.
Hill:
Avete detto che lʼarchitettura dellʼinformazione ha molto a che vedere con lʼinformation retrieval, ma che questo non è ottimale e soprattutto non potrà migliorare di molto. Volete forse dire che gli strumenti più potenti dellʼarchitettura dellʼinformazione sono quelli prettamente concettuali, come le ricerche sugli utenti e i sistemi di organizzazione, navigazione e labeling?
Rosenfeld:
Sì, qualcosa del genere. Crediamo che gli strumenti di tipo concettuale e gli approcci (come lʼindicizzazione manuale) usati per risolvere i problemi di information retrieval siano veramente importanti e potenti. Ma non siamo luddisti. Onestamente. I motori di ricerca, i sistemi di content management e altri approcci di tipo tecnologico sono comunque importanti e potenti ai fini dellʼinformation retrieval.
Siamo semplicemente stufi della pubblicità ridicola e pericolosamente fuorviante che esce dalle menti dei venditori. Alcuni vi faranno credere che avere un motore di ricerca può risolvere allʼistante tutti I problemi dei vostri utenti – così come i vostri, naturalmente. Lettori, diffidate di quanti vi offrono soluzioni allettanti e semplici a problemi complessi. Indicativa di tale stupidità è la dicitura "in a Box" (p.es., "Portal in a Box", "Librarian in a Box", "Financial Planner in a Box", "Air Traffic Controller in a Box").
Veramente, che si parli di approcci di tipo tecnologico piuttosto che concettuale, sono tutti solo degli strumenti usati per fare fronte alle difficoltà dellʼinformation retrieval, capaci di risolvere un problema piccolo e limitato. Sono vincenti quanti riescono a intuire la soluzione ibrida ottimale, che combini il migliore e più appropriato set di strumenti tecnologici e concettuali per aiutare la vostra specifica community di utenti a trovare quanto cercano in particolare.
Hill:
La vostra società, la Argus Associates, ha avuto molto successo. A cosa lo attribuite?
Rosenfeld:
Abbiamo avuto molta pazienza. Non è facile stare lì a osservare altri fare fortuna nel web dallʼoggi al domani, specie quando già ci lavori da anni. Ma abbiamo sempre saputo che ci sarebbe stato il boom per il nostro settore una volta sviluppatasi la rete ed è esattamente ciò che sta succedendo ora. E il tempo ci ha dato ragione: abbiamo la sensazione di avere creato una società gestita bene, che si ingrandirà piano piano di fronte alla forte crescita generale.
Pazienza e pianificazione, così come un programma sapientemente coordinato di sacrificio umano e autoflagellazione – e occasionalmente una sfregatine della testa pelata di mio zio – sono stati la chiave del successo di Argus. O almeno questo è quanto Nostradamus disse che avrebbe funzionato.
This page was last modified on 03.11.10 16:24.
